Apple cancella l’applicazione di Wikileaks

Anche l’azienda di Steve Jobs tra quelle che hanno girato le spalle a Julian Assange e al suo team Google invece non cede alla pressioni
Apple cancella l’application di Wikileaks

Anche l’azienda di Steve Jobs tra quelle che hanno girato le spalle a Julian Assange e al suo team

MILANO – Al momento del lancio dell’application Wikileaks il suo sviluppatore, il russo Igor Barinov, lo aveva promesso: il servizio sarà disponibile permanentemente, «indipendentemente dai problemi ai server Wikileaks». Eppure ora anche Apple ha dato il ben servito a Wikileaks, eliminando di recente dal proprio sito delle applicazioni, quella a pagamento (1,59 euro) per iPad e iPhone finalizzata a ricevere sul proprio device gli aggiornamenti del sito di Julian Assange. Al contrario Google, che amministra il secondo più grande mercato di applicazioni online, ha mantenuto varie applicazioni disponibili su Android Marketplace con le stesse funzionalità di quella appena scomparsa da Apple.


I MOTIVI – Secondo le prime indiscrezioni l’application in questione avrebbe violato alcune disposizioni delle regole imposte da Apple ai programmatori e «metterebbe a rischio individui o gruppi, violando le leggi locali». Il timore però è che dietro la repentina eliminazione dell’applicazione, che permetteva di collegarsi al sito web e all’account Twitter di Wikileaks (ma soprattutto di accedere ai documenti diplomatici), ci sia una strategia comune di ostilità e censura nei confronti di Wikileaks.

PARTICOLARI DA CHIARIRE – Sono 1.824 informazioni riservate pubblicate fino a oggi su 251.287: questa la mole di dati divulgati dal sito di Assange e destinati inevitabilmente a far discutere e a favorire schieramenti. In realtà dietro la mossa di Cupertino, nonostante si sia allineata ad altri colossi, c’è ancora un alone di mistero: da sabato scorso il software aveva già registrato 4 mila download, provenienti soprattutto dagli Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi e Inghilterra, e nulla faceva pensare a una sua improvvisa scomparsa. Lo stesso Barinov non sa molto della vicenda e, intervistato, ha ribadito di non aver avuto spiegazioni da Apple e che, pur non essendo un supporter di Wikileaks, trasferirà una parte dei suoi guadagni al sito, del quale ammira il modo in cui si sta difendendo.

CONTROTENDENZA – I materiali gratuiti pubblicati dal team di Julian Assange stanno facendo tremare i diplomatici di tutto il mondo e il sospetto che dietro la retromarcia di molte aziende ci siano giochi di potere non va scartato. Eppure c’è anche chi va in controtendenza, come Reporter sans frontiéres che, andando nella stessa direzione di molti altri (Libération per esempio), da mercoledì ospita un sito mirror (ovvero un sito che contiene copie costantemente aggiornate di tutti i file disponibili sul sito principale) all’indirizzo wikileaks.rsf.org. «Questo è un gesto di sostegno al diritto di Wikileaks di pubblicare le informazioni senza essere ostacolati», ha detto un portavoce di Reporters sans frontiéres. «Noi difendiamo la libera circolazione delle informazioni su Internet e la protezione delle fonti, senza la quale il giornalismo investigativo non può esistere».